

Jeki_3D ci presenta la sua unica “Frankenstein”: una Panda modificata con grande passione e dedizione in ogni suo aspetto. Jeki, pur non avendo un budget infinito, ci insegna che cosa un vero appassionato possa fare se ci si dedica davvero. Il risultato è un’auto pura, vera e soprattutto ricca di sostanza, non solo di apparenza. A voi questa splendida storia!
“Dopo aver preso una fregatura da parte di un “amico” che ha fatto sparire la mia Clio 2 PH2 swap con un 2.0 volumetrico da 400 cavalli, mi sono ritrovato tra le mani questa Panda 750 CL Sergio Tacchini.
Neanche una settimana dopo, erano più le volte che mi lasciava a piedi di quelle in cui mi portava a destinazione. Dopo tre mesi di riflessione, con pochi soldi da spendere, decido di fare qualcosa di unico. Chiamo un amico, proprietario di un’autodemolizione, dicendogli: «Mi serve un motore». Nel giro di due giorni avevo un motore, un impianto elettrico, una centralina e una Panda da poter smontare e modificare per renderla unica.
Dopo tre anni di sere passate in garage a lavorare sul motore e dietro al computer - per disegnare diversi componenti da stampare in 3D o tagliare al laser - è nata quella che la mia compagna ha ribattezzato “Frankenstein”, dato che è un insieme di auto diverse.
Il cuore è un 1.2 Fire a 8 valvole derivato da una Fiat Punto, con testa ribassata, condotti allargati e lucidati, valvole maggiorate, albero a camme riprofilato con alzata maggiore, pistoni lavorati e volano alleggerito. A questo si abbinano un cambio a 5 rapporti di una Panda 1100 a corde, una pompa benzina della Renault Mégane RS Trophy da 8,5 bar con una portata di 250 litri l’ora, iniettori della Punto GT, collettori modificati della Panda, corpo farfallato maggiorato da 54 mm e aspirazione diretta stampata in 3D.
L’estetica e la ciclistica non sono da meno: un alettone aftermarket per BMW E36 è stato tagliato e modificato per essere montato sul baule posteriore, la fanaliera anteriore autocostruita da zero, paraurti della Cinquecento Sporting, cerchi OZ in magnesio della Fiat 124, assetto -3 cm, impianto frenante maggiorato e molte altre modifiche.
Dopo aver assemblato tutto era il momento di affidarmi a un esperto del settore. Ho chiesto ad Alientech di crearmi una mappa su misura: il risultato di tutto quello che ho fatto nel mio garage, unito alla competenza di questi professionisti, è di 118 cavalli e 105 Nm di coppia. Il motore spinge e funziona. Arriva quindi il momento di farla diventare una vera auto alleggerendola ulteriormente.
Via tutto quello che era di troppo: via il tascone portaoggetti, via la radio, via i sedili posteriori, via il cielo, via le tasche delle porte. Ma così era troppo spartana e brutta, quindi ho deciso di costruire ex novo il cielo e i pannelli anteriori, guardando ogni singolo grammo di peso per renderla il più leggera possibile.
Ho aggiunto sedili monoscocca OMP con cinture a 4 punti, cruscotto digitale, castelletto per il leveraggio del cambio, volante a calice, scarico artigianale in acciaio inossidabile basato sui disegni fatti da Abarth per la Panda 45 Gruppo A (partendo dai collettori fino al terminale). Il peso finale è di soli 722 kg e soprattutto sono anche belli da vedere perché, come mi disse un preparatore citando Horacio Pagani, «un mezzo può essere veloce ma anche molto bello allo stesso tempo».
Dunque poi si arriva ad oggi. Attualmente mi sto dedicando all’estetica: cofano e tetto nero opaco come le Abarth degli anni Ottanta e Novanta, mentre il resto della carrozzeria è argento metallizzato, completato dagli adesivi con nome del pilota e del navigatore sui vetri posteriori e fascia parasole come sulle vere auto da rally.
Il progetto è ancora in evoluzione.
Perché sto facendo questa follia? Tutto questo non per avere successo sui social, ma per piacere personale e soprattutto per dimostrare che un appassionato con pochi soldi e tanta dedizione può creare qualcosa di unico nel proprio garage, uscendo dallo stereotipo dei raduni odierni dove, se non hai almeno 300 cavalli o un’auto da 80 mila euro, non conti niente. Sarà che ho vissuto in prima persona i raduni tuning di fine degli anni Novanta e primi anni Duemila, che mi hanno fatto appassionare e innamorare di questo mondo, in particolare delle corse dalle cronoscalate ai rally: voglio rivivere quei ricordi e quelle emozioni ogni volta che, la mattina, apro il garage e giro la chiave della mia Frankenstein.”



















