

Una delle Audi più basse che io abbia mai conosciuto. Questa è la A5 di Vitostamerra, un vero e proprio “grattasfalto”, ma con uno stile che lascia un segno. Ma è meglio che sia lui a raccontarvela!
Ho scelto l’Audi A5, in particolare un modello del 2010, perché ha una linea che ancora oggi viene ricercata, soprattutto tra i giovani che magari stanno passando dalle prime auto, come una Grande Punto, ad una macchina più importante. Tutto è iniziato circa 7 anni fa, quando avevo ancora la mia Grande Punto. È stato il mio primo progetto e si sa: il primo progetto non esce mai come il secondo o il terzo. Un po’ perché si è alle prime armi, un po’ perché è la prima volta che ci si affaccia veramente al mondo del tuning. Infatti, quella vettura non aveva un’anima. Non aveva qualcosa da raccontare o da trasmettere a qualcuno. Con il mio secondo progetto, ovvero l’Audi, è stato tutto completamente diverso. Anche se all’inizio, per poco, ho cercato di riprendere alcune idee del mio primo progetto, poi mi sono fermato a riflettere e mi sono detto: “Ma a me piace lo stile americano. Perché devo replicare il vecchio progetto, quando qui ho carta bianca e posso sbizzarrirmi?” L’Audi in foto ce l’ho da quasi 5 anni, ma sono circa 4 anni che ci sto dietro mattina e sera. È tutto calcolato nei minimi dettagli, persino le misure dei cerchi. E di cerchi ne ho cambiati davvero tanti, cercando di arrivare al punto in cui fossero quasi a toccare il parafango interno della vettura. La cosa che secondo me salta più all’occhio è vedere questa macchina nera, tutta bassa per strada, con quella griglia grigio chiaro che fa risaltare tutto il resto. A un certo punto la volevo addirittura gialla e nera. Avevo mille colori in testa, mille idee e altrettanti “mangiamenti di testa”. E soprattutto, tanti soldi buttati su questo “pezzo di ferro” che, alla fine, mi ha fatto conoscere tantissime persone. Ormai credo che mi conoscano più per lei che per me stesso HAHAHAHA. La passione per le macchine me l’hanno trasmessa i miei zii paterni. Anche loro, ai loro tempi, avevano macchine modificate. Diciamo che è un po’ nel DNA e un po’ è colpa di Fast & Furious. Mi ricordo ancora quando andai per la prima volta a StanceLand e mi accettarono alla selezione. Ero nel panico e mi ero ridotto all’ultimo per sistemare la macchina. Risultato? Ho fatto più danni che altro. Così mi sono preso un anno sabbatico da StanceLand e poi mi sono rimesso sotto. Assetto ad aria nuovo, paraurti nuovi, lame, minigonne, ducktail, scarico, mappa, downpipe 200 celle e l’apertura dei fari anteriori per farli in stile americano. La vedevo bassa, sì, ma non abbastanza per come la volevo io. Così ho tagliato un po’ di carrozzeria e sono sceso di altri 10-15 cm. Ora mi ritrovo con una macchina alta appena 1,24 metri.
E poi, grazie a Dio, ho degli amici. E lui, in particolare, mi ha accompagnato durante tutto il progetto. È quasi come se l’avessimo fatta insieme.
E a me fa davvero piacere quando qualcuno mi dice: “La tua macchina è stupenda”, “È bassissima”, oppure “Un giorno vorrei arrivare dove sei tu”. Perché so che tutti quei “mangiamenti di testa”, tutte quelle notti passate a pensare a come rendere una vettura diversa da tutte le altre, alla fine sono serviti a qualcosa. Ce ne sono tante altre di Audi A5 più belle della mia. Sono abbastanza umile da rendermene conto e, anzi, mi piace incoraggiare il prossimo a fare qualcosa come ho fatto io. Non lo faccio per vantarmi, perché, come ho detto, sono una persona umile. Però nella mia zona, le uniche vetture che considero veramente valide sono la mia e quella del mio amico. Con lui, poi, ho instaurato un rapporto diverso dagli altri. Ci prendiamo in giro e posso anche “vantarmi” di essere più basso di lui. Per me, comunque, non importa che macchina tu abbia. Puoi avere una Punto, una microcar o una Ferrari: per me sei come me. Non ho discriminazioni sulle auto. Niente è stato lasciato al caso. La griglia grigia richiama le cromature, gli specchietti e gli interni. Il nero richiama i sedili. Ogni elemento ha un motivo. C’è talmente tanto lavoro dietro che, a prima vista, potrebbe sembrare quasi una OEM+, quando in realtà è stata completamente stravolta. Il tutto per la modica cifra di 15-16.000 euro. E sinceramente non credo che in futuro riuscirò a replicare un progetto del genere. Proprio quando ero a StanceLand mi sono reso conto di essere conosciuto un po’ ovunque, anche a Torino.
A un certo punto, quasi per caso, ho sentito dire: “Ma queste due sono di due ragazzi di Lecce?”
Ed è stato lì che ho capito quanto, alla fine, questa macchina fosse diventata qualcosa di più di un semplice progetto.





















