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Oggi vi portiamo la Seicento di Luke, totalmente fuori dagli schemi. Una Seicento che non si è fermata solo al suo scopo originario, ma che è andata oltre, diventando completamente unica. In questa build c’è solo una cosa che conta: I DETTAGLI.

Oggi vi portiamo la Seicento di Luke, totalmente fuori dagli schemi. Una Seicento che non si è fermata solo al suo scopo originario, ma che è andata oltre, diventando completamente unica. In questa build c’è solo una cosa che conta: I DETTAGLI.

“Questa Seicento è sempre stata in famiglia, ormai saranno più di 10 anni. È stata la prima macchina di mio fratello, che ora possiede una Cinquecento (insieme formiamo i Centobrothers! Dove portiamo contenuti e quello che facciamo).
È stato mio fratello, di fatto, a farci le prime modifiche. Poi è stata “abbandonata”, cioè messa in garage. Però non tanto dopo io avevo compiuto diciott’anni e avevo preso la patente e la prima macchina che potevo portare era la Seicento.
Avendo un fratello appassionato, io già da piccolo (2015/2016) già stavo in mezzo ai raduni, andavo con lui, vedevo le modifiche… insomma, stravedevo per il mondo tuning e per la Seicento.
Torniamo al momento in cui presi la Fiat. Io poi l’ho curata e l’ho fatta diventare come le prime foto del carosello in fondo all’articolo: riverniciata, “bad look”, interni rifatti…
Però, ai tempi uscivano tantissime “brutte copie” e quasi tutte le Seicento si assomigliavano. Io avevo le mie soddisfazioni… ma volevo che fosse unica.
Inoltre mi prendevano in giro perché a determinati eventi non mi selezionavano. E da quel punto in poi ho detto: “No, la devo rifare tutta. Come Dio comanda. Sarà unica, ma soprattutto inimitabile.”

È un qualcosa di personale. È stato un qualcosa che mi sentivo dentro. La macchina e lo stile, sono una forma di “espressione” per me. Io la Seicento l’ho immaginata sempre come un telo bianco da dipingere, no? Come gli artisti che fanno musica, i pittori che fanno opere e disegni.

E io penso di essere riuscito a farla esattamente come volevo io. Riuscendo a mettere su una piccola italiana due delle mie culture preferite: stance e JDM.
La mia idea era farla di questo stile… tutta fanaleria cromata o pulita, sempre stile italiano, però con quel tocco Stance/JDM… il volante, il tappetino, sapete, il dettaglio.

Ho curato molto, molto il dettaglio, infatti, per farla così, tra lavori di carrozzeria e tutta la meccanica, ci sono voluti due anni.

E poi perché proprio lei? Perché proprio questa? Un’utilitaria, cioè la macchina con cui ti veniva a prendere il nonno a scuola. Guardandola così dici: “No, non è possibile”. Questa era l’idea: impressionare. Poi le persone agli eventi, ai raduni, oggi mi si avvicinano e dicono: “Cinquecento e Seicento, la mia prima macchina… la macchina del nonno… che mi veniva a prendere a scuola…”. Quindi faccio fiorire anche ricordi dimenticati!

Poi vedere una macchina italiana fatta in questo determinato stile è difficile da vedere qua in Italia.

Mi sono appassionato a questo mondo grazie a mio fratello, forse per disgrazia… non lo so.

È sempre in evoluzione, perché anche adesso è in step, quindi non sarà mai ferma questa macchina. Però posso curare sempre il dettaglio, ma esteticamente l’auto rimarrà sempre così.

Perché è una semplice Fiat Seicento, però nel mondo dello stance non si vede così. Portata così, quindi anche come lavorazione, anche per i pezzi… per le sbarre dietro, supporti, l’assetto…

L’assetto è stato fatto appositamente per me, per avere questa altezza e il camber è stato rifatto. Un bel lavoro quindi, tutto studiato. E le pinze dietro della Punto GT, quindi ci sono tanti, tanti, tanti dettagli.

E quello che ti colpisce di più è quando ti avvicini e vedi una marea di dettagli. Ti perdi e dici: “Ma questo non sta bene con la testa.”

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