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Una Miata con più di 400 cavalli. Un’elaborazione minuziosissima. Alessandro ci racconta la storia della sua passione, presentandoci passo passo l’incredibile progetto della sua auto. E se da questa breve introduzione pensate che lui abbia finito con le modifiche vi sbagliate di grosso: si punta ancora più in alto. Non diciamo altro, lasciamolo parlare:

Una Miata con più di 400 cavalli. Un’elaborazione minuziosissima. Alessandro ci racconta la storia della sua passione, presentandoci passo passo l’incredibile progetto della sua auto. E se da questa breve introduzione pensate che lui abbia finito con le modifiche vi sbagliate di grosso: si punta ancora più in alto. Non diciamo altro, lasciamolo parlare:

“La mia passione per i motori, com’è accaduto per molti della mia generazione, è nata grazie ai primi film di Fast and Furious, a Gran Turismo, a Need for Speed, ai giornaletti di alVolante (cercando le auto a listino con la potenza più alta) o ancora grazie alle puntate di Top Gear dove facevano le cose più assurde… In più mio padre, quando avevo 4-5 anni, aveva una Punto GT turbo e ogni tanto mi portava a fare due rotonde che simpaticamente chiamava “curve da rally” semplicemente perché la intraversava di freno a mano… Con gli anni, soprattutto quando ero arrivato alle superiori, questo interesse era un po’ calato, fino a quando incontrai nuovamente un vecchio amico che si era preso una NBFL accrocchiata per fare drift… cerchi da 14 iper-stretchati, buttata a terra, differenziale saldato, scarico che si sentiva da un chilometro… Insomma un catorcio, ma provandola mi aveva riacceso la voglia di guidare.

Nel 2020 comprai la mia prima auto, o meglio me la regalarono i miei genitori, intesa proprio come di mia proprietà… Non persi tempo e già dopo un mese avevo cambiato i cerchi, con i risparmi del primo lavoro, e stavo già puntando ad assetto e rinforzi vari del telaio. Insomma volevo già cucirmela addosso.

Informandomi su forum e su gruppi vari, vedevo che molti le elaboravano, chi con pochi lavoretti per lasciarla aspirata, chi la rendeva turbo, chi addirittura swappava il motore…

Chiedendo informazioni varie, conobbi un ragazzo con una NA color melanzana appena “turbizzata”, la provai e lì mi dissi “la voglio così”.

Partì così la ricerca per mettere insieme i pezzi… Ci misi un anno a trovarli tutti, ma, una volta ottenuto tutto, solo nell’arco di 15 giorni avevo fatto la mia MX-5 turbo con il motore ancora stock: io ero incredulo di quanto fosse cambiata e di quanto fosse diventata molto più divertente, ma facendo salire la mia compagna mi disse “sì, bello, ma mi aspettavo di più”… Probabilmente, essendo stato ferito nell’orgoglio, decisi di fare qualcosa che, per lo meno sul 1.6, non si era mai fatto: non solo bielle e pistoni, ma iniziai a rivedere completamente ogni aspetto… cappellotti di banco ricavati dal pieno, pompa olio, damper motore, paratie antibattimento per l’olio.

Trovai poi una testata già pronta, camme stage 3, doppie molle, valvole, bicchierini seguicamma pieni, valvole, pulegge… non potevo lasciarla scappare. Ci è stata abbinata poi una turbina piuttosto grossa per un 1.6, una G25-660. A questo punto però avevo un altro problema: il sistema di alimentazione e la trasmissione. Ho dovuto aggiornare tutto: mandata e ritorno del carburante, iniettori enormi, relè della pompa benzina da portare direttamente in batteria, una miriade di sensori per controllare tutti i vari parametri… E in più una cosa, che non si vede molto spesso su queste macchine, ovvero passare ad una trasmissione BMW.

Tutto questo è durato quasi 3 anni.

Ovviamente la storia non è esente da problemi: una centralina bruciata, lo scarico da adattare, abbiamo dovuto smontare il cambio per 3 volte… In più, facendo le varie mappe, con una mappa a 1.85 bar pensavo di aver sollevato la testa facendo 419 hp e 428 Nm di coppia a poco più di 7k RPM. Decisi così di prendere i migliori prigionieri di testa possibili, gli ARP 625+, e di abbassare la pressione a circa 1.7 bar, ma smontando la testa ci siamo accorti che non c’erano segni di bruciature né nulla, testa e guarnizione erano perfetti.

Poco male, avrò modo di riprovare quella mappa e forse anche vedere di fare qualcosa in più.

Questa volta la prova del nove della mia ragazza ha dato i frutti sperati: i 400 hp e gli 8k RPM di limitatore le hanno lasciato la pelle d’oca. Mio padre mi dà del deficiente… Già con la mappa a 1.3 bar non voleva più salirci su quella scatoletta, gli tremavano le gambe… io tuttora sto pensando a come farla andare di più, quindi probabilmente ha ragione mio padre!

Ovviamente, al di là del motore, è stato rivisto tutto: rinforzi sotto i longheroni, rinforzi all’interno dei parafanghi, roll bar, freni davanti e dietro, condotti per il raffreddamento dei freni, dell’olio e dell’acqua, barre antirollio, supporti motore, supporti del differenziale, culla rinforzata, gomme più grosse e chi più ne ha più ne metta.

C’è ancora molto lavoro da fare per renderla perfetta ai miei occhi, anche perché purtroppo non ho la fortuna di sapere e potermi fare i lavori da me e i soldi son sempre limitati sia per l’acquisto dei pezzi sia per la manodopera da pagare, ma sicuramente non è la classica Miata da giro sul lago.

Ora spero di poter trasmettere questa passione a mio figlio: ha solo un anno… ma spero presto di poterlo portare a fare qualche giro assieme a me”.

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