

Da un cerchio rotto a una Civic totalmente NUOVA. Oggi Nico ci presenta la sua spettacolare Civic EH3 Si, raccontandoci la sua storia da appassionato e tutte le modifiche apportate all'auto!
Se volessimo partire dal giorno 0 della mia “malattia” per i motori, possiamo iniziare dicendo che sono nato il 16 marzo 2004 e, fin da piccolo, ho sempre avuto un input indirettamente positivo verso i motori, dal momento che vivevo nelle campagne del Riminese, nel cuore della Motor Valley. Tra Lamborghini Cup a Misano e i vari eventi a Imola, già da piccolo qualcosa iniziava a crescere, senza contare l’immancabile tappa fissa annuale al Rallylegend a San Marino. Poi, tra alcuni parenti in famiglia molto legati al motorsport, tra cui piloti di rally e drift, è stato tutto un aumento esponenziale del mio amore verso il mondo delle cose con un motore che fanno rumore e vanno veloce. Un punto cruciale è stato sicuramente il patentino a 14 anni, senza contare le varie minimoto che ho avuto prima, perché arrivare a quel punto è come sbloccare il livello successivo: lì si inizia a fare sul serio e, soprattutto, si inizia a conoscere da vicino il mondo dell’elaborazione e della personalizzazione dei veicoli: dal montare la prima marmitta ad espansione, al primo cilindro 70cc, alla prima elaborazione completa, attraverso 1000 sbagli ed errori, ma tutta roba necessaria per imparare. Le prime grippate a 20 km da casa, tornando alle 2 di notte spingendo il motorino a piedi in mezzo alle campagne, sono tutte esperienze che ti lasciano dei ricordi indelebili. Poi si arriva ai 18 anni, dove inizia la vera rivoluzione: si entra nel mondo delle 4 ruote. La prima macchina per me deve rigorosamente essere uno scassone per poter passare l’anno da neopatentato e iniziare a sognare qualcosa di più, qualcosa che sai di poter costruire con le tue mani, a tuo gusto e piacimento. Fu così che, dopo circa un anno con una Hyundai, si passa alla prima auto un po’ più carina: una Peugeot 208 che ho ben deciso di fare stance su coilovers, statica, finendo così per andare per un paio d’anni a grattugiare il telaio e qualsiasi cosa ci fosse nel sottoscocca in giro nelle serate in riviera, tra Riccione, Cesenatico, Milano Marittima e tutti quei posti lì. Poi arriva il momento in cui inizi a pensare di volere un’altra auto, questa volta però una vera e propria “project car”. Di conseguenza iniziai un po’ a informarmi in giro e a vedere cosa offrisse il mercato, finché non ho trovato lei: la mia Honda Civic EH3 del 1992. Fu amore a prima vista, la conoscevo già bene dato che era di un mio amico e membro dello stesso club... e capitò un giorno di incontrarlo a un raduno e, scambiando due chiacchiere, mi disse: “Sai che la vendo?”. Io dissi immediatamente: “Ferma tutto, quanto vuoi?”. E da lì in poi è storia: tempo due settimane, il mio amico fece qualche lavoretto e avevo la macchina già in garage. Devo ammettere che il primo contatto con la Civic è stato un po’ traumatico, dato che neanche 48 ore dopo che la portai a casa era già sul pianale di un carro attrezzi, però non mi importava. Sapevo che quell’auto era mia e che me l’ero sudata lavorando 9 ore al giorno in officina, quindi decisi fin da subito che qualsiasi cosa dovesse mai accadere a quell’auto, l’avrei rimessa in piedi fino a quando non fosse stato più fisicamente possibile. Da quel giorno iniziai a scoprire il mondo delle auto giapponesi anni ’90: meccanica semplice, quasi basilare oserei dire. Quella volta il problema fu causato da uno spinterogeno vecchio di più di 30 anni che, ahimè, decise di non fare più il suo lavoro. Il problema più grande era che mancava meno di una settimana al JCM, l’evento annuale dedicato esclusivamente alle auto giapponesi più grande in Italia, quindi subito iniziai subito con le prime modifiche: spinterogeno Dragonfire Performance Racing Series, con annessi cavi candela e candele nuove, perché una volta che ci sei, che fai, non cambi tutto insieme? Passati i primi periodi, iniziai a studiarmela meglio. Nel preciso si tratta di una Civic EH3 Si del ’92, versione prodotta per il mercato canadese, che si differenzia dalle altre Civic di quinta generazione per via di alcuni optional particolari, come il cruise control o il tettuccio panoramico elettrico in vetro anziché in lamiera, come altre versioni. Questa macchina nasceva con un motore 1.6 D16Z6 SOHC VTEC da 120 cv, la macchina però era già stata swappata in precedenza con un motore Honda 1.6 B16A2 DOHC VTEC da 160 cv, con accoppiato un cambio Integra con LSD. Nel frattempo che arrivavano varie chicche estetiche e non, iniziai anche a spingere sulla guida sportiva, provando ad andare qualche volta in pista, ma il vero obiettivo sono sempre stati i “Touge”, probabilmente un po’ forse influenzato da Initial D? Può darsi. Fatto sta che iniziai anche a puntare su modifiche funzionali e prestazionali per cucirmi la macchina sempre di più addosso, per poterla sfruttare a 360 gradi. Purtroppo però deve sempre succedere qualcosa quando si inizia a tirare sotto questi aspetti della guida sportiva. Il danno sarebbe dovuto arrivare prima o poi: purtroppo una svista o una negligenza ha portato una testina inferiore dello schema sospensivo anteriore a cedere in una curva su un passo. Sul momento mi misi quasi a piangere quando, dopo essere sceso ed essermi accertato di non essermi fatto nulla di grave e che anche il mio amico che era a bordo con me stesse bene, sentii la frase che forse nessuno vuole sentire: “BRO, HAI SPEZZATO A METÀ UN ENKEI RPF1”. Ecco, lì devo ammettere che non è stata proprio divertente come situazione. Una volta riportata a casa la macchina, decisi che era ora di una rivoluzione: via tutto, via il wrap, via gli interni etc. e si procede a una rebuild completa, partendo da dei freni migliori, un assetto migliore, un sedile monoscocca nuovo con annesse cinture a 5 punti, 4 gomme semislick fresche e poi? L’occhio ovviamente vuole la sua parte, quindi che si fa? Beh, si opta per una rivisitazione completa dell’estetica dell’auto, contattando un caro amico designer di zona, fondatore di “SEVENTHIRD DESIGN”, e dicendogli: “Voglio qualcosa di ispirato alla cultura Kanjo, ma che riprenda anche l’animo sportivo del JTCC anni ’90”. E fu così che nacque la Civic EH3 PEPSI Kanjo Spec, oltretutto, come sempre, finita di fretta e furia all’ultimo minuto per andare a presentare l’auto a una famosa fiera di tuning nel Nord Italia. E niente, alla fine questo è: una storia basata su una grande passione per i motori. Questa macchina mi sta permettendo ogni giorno di scoprire cose nuove, ma la cosa più importante è che da quando ho lei penso che la quantità di amici fulminati tanto quanto me, se non di più, sia triplicata in un batter d’occhio e, secondo me, ciò è impagabile.






















